Previsioni sismiche: sono davvero possibili?

CATANZARO, 13 MAGGIO – Di tutto e di più si è sentito in questi giorni.

C’è chi si è barricato dietro un sano scetticismo intelletualoide, chi ha preferito la teoria: “non ci credo, ma non si sa mai..”, chi si è lanciato in smaniose ricerche in rete al fine di trovare verità e complotti del governo. Ma, a prescindere dal tipo di atteggiamento che si è preferito adottare, è innegabile che l’ipotetica previsione del terremoto fatta più di 30 anni fa da Bendandi (1893-1979) ha avuto uno straordinario, quanto terribile, riscontro nel sisma che ha colpito la Spagna due giorni fa.   Non solo: anche l’eruzione parossistica dell’Etna, verificatasi nello stesso periodo, a veder bene, appare come altro riscontro della previsione. Tristi coincidenze, molto probabilmente

Dichiara  Alberto Michelini, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv): “Italia e Spagna sono due realtà completamente diverse dal punto di vista sismico. Il terremoto in Spagna non è stato di per sè molto forte, ma è stato superficiale.” Il terremoto, aggiunge, ”è avvenuto vicino alla linea di costa spagnola, a Ovest di Cartagena. Una zona  che non ha registrato forti terremoti in passato, al massimo ci sono stati sismi di magnitudo 5. La zona  si trova al margine di convergenza tra la zolla eurasiatica e la zolla africana, che spinge contro la prima’”.

Che da un punto di vista locale le situazioni geologiche siano differenti è, ovviamente, vero. Ma è altrettanto vero che la causa prima degli eventi geologici (sismici, vulcanici ed orogenetici) nei paesi affacciantisi sul Mediterraneo è la stessa, e cioè, come ricorda lo stesso Michelini, la collisione delle placche suddette. Il movimento relativo tra le placche, che procede da milioni di anni (e che riguarda tutte le zolle, principali e secondarie, in cui è segmentata la litosfera terrestre), comporta un accumulo di tensioni lungo i bordi delle stesse, tensioni che periodicamente si ‘scaricano’ con conseguenti dislocazioni e, quindi, con liberazione di energia sotto forma di onde sismiche (leggi terremoti), od anche con riprese di attività vulcanica nelle zone, geologicamente deboli, della crosta terrestre.

La comunità scientifica, dunque, in epoca post-fascista,  non ha mai dato peso alla teorie di Raffaele Bendand: il falegname  “autodidatta” ha dedicato molto del suo tempo libero allo studio dell’astronomia e della geologia associando i due campi di ricerca con lo scopo di dimostrare quanto l’influenza gravitazione di sole e pianeti, e satellite terrestre, comprometta la stabilità della crosta terrestre.

Una versione allargata, si potrebbe dire, di quello che succede giornalmente con le maree: a causa dell’attrazione gravitazionale esercitata sulla terra dalla Luna in primis e secondariamente anche dagli altri corpi celesti, “ampie masse d’acqua (oceani e mari) si innalzano e abbassano anche di 10-15 metri con frequenza giornaliera”.

E’ ovvio che i principi e le forze fisiche che agiscono sulle enormi masse liquide producono effetti anche sui corpi solidi del nostro pianeta, come ad esempio la deformazione documentata della crosta terrestre. Anche se minimo e controbilanciato dall’elasticità della Terra,  l’influsso della Luna nella genesi di eventi sismici è stato studiato da alcuni scienziati: “Perret analizzò quasi 48.000 scosse telluriche scoprendo delle concentrazioni di terremoti leggermente maggiori quando la Luna si trovava al perigeo”, ma i suoi risultati non furono supportati dagli altri studiosi che  giunsero alla conclusione che l’influsso della Luna è sicuramente minimo e in ogni caso secondario ad altri fattori.

Ciò che introdusse in più Bendandi a questa già nota teoria fu dunque di considerare non solo l’influenza gravitazionale del nostro satellite, bensì la sommatoria di quelle di  tutti i corpi del sistema solare, compreso il sole.

L’episodio che gli diede fama internazionale fu la previsione, fatta registare  il 23 novembre del ’23  da un notaio di Faenza, sua città di origine, di un terremoto nelle Marche che si sarebbe dovuto verificare il 2 gennaio dl 1924. Due giorni dopo, effettivamente, un terremoto si verificò a Senigallia concedendo al Bendandi il titolo da prima pagina del Corriere: era divenuto l’uomo che prevedeva i terremoti.

Sono note le aree sismiche: esse vengono, tra l’altro, classificate secondo normative di legge, in base alle quali si attua una precisa modalità di progettazione ed esecuzione delle infrastrutture sul territorio. Non sono noti, invece, i tempi in cui gli eventi sismici possono verificarsi. Tuttavia, chissà se sia  proprio da escludere che la ‘goccia’ gravitazionale, offerta dall’allineamento dei pianeti e del sole, possa aver fatto ‘traboccare il vaso’ e aver determinato l’innesco dei fenomeni dislocativi?

Se questo fosse stato possibile, se davvero si fosse potuto  individuare il momento in cui la terra avrebbe sprigionato tutta la sua forza, di sicuro il mondo si sarebbe risparmiato il disastro del Giappone o la devastazione dell’Aquila.. Eppure anche in quel caso -tuttavia con altrettanti leciti dubbi- un altro uomo, con un altra teoria, aveva affermato di  aver previsto quel tragico 6 aprile: il suo nome è Giampaolo Giuliani, discusso tecnico di laboartorio dell’INFN che, a proposito della previsione dell’11 maggio, ha dichiarato: “La previsione di Bendandi è falsa, è stata creata ad arte per portare scompiglio[…]. Non vi è alcuna indicazione nelle carte di Bendandi che parli di un sisma a Roma atteso per l’11 maggio. Inoltre non era nello stile di Bendandi fare previsioni a lungo termine e, soprattutto, indicare l’epicentro di un terremoto. Bendandi era uso indicare la zona possibilmente interessata con un’approssimazione di 200 chilometri. I terremoti -ha aggiunto- chiaramente possono accadere, ma bisogna essere pronti. Il principale problema è che la popolazione italiana non è stata curata con la previsione sismica, altrimenti non si scatenerebbe ogni volta il panico. Questa cultura non appartiene al nostro Paese e il tam-tam sui media non fa altro che alimentare l’ansia della gente”.

Questa, però, è un’altra storia. In cui, al posto delle figure più o meno poetiche di scienziati   (o pseudo tali) sfortunati e di teorie più o meno fantasiose per il futuro, ci troviamo i soliti politici, a volte senza scrupoli, e le loro banali storie di opportunismo, sempre uguali nel corso del tempo.

Florinda Gargiuoli

in collaborazione con il Dr. Natale Gargiuoli, geofisico

 

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