Calascibetta, ucciso in un agguato mafioso a Palermo. E la città torna a tremare

PALERMO, 20 SETTEMBRE – I sicari, forse due, l’hanno atteso sotto casa, in via Bagnera, nella periferia di Palermo. La vittima, a bordo della sua minicar grigia, non fa in tempo a scendere che viene raggiunto dai colpi al volto e all’orecchio di una calibro 7.65, in perfetto stile mafioso. Gli uomini della Squadra mobile l’hanno trovato ancora seduto, con il volto sfigurato e la polo azzurra sporca di sangue.

Giuseppe Calascibetta, 60 anni, muore lasciandosi alle spalle una sfilza di precedenti per mafia. Muore com’è vissuto, da boss mafioso, con quell’epilogo che alla fine è toccato anche a lui. Era dal 2007, dall’omicidio di Nicolò Ingrao, capo del mandamento di Porta Nuova, che la città non tremava di fronte a un delitto “pesante” e all’ipotesi di un ritorno delle guerre di mafia, le stesse con cui, negli anni Ottanta, una Cosa Nostra sanguinaria rese la città un far-west.

Sul rischio del ritorno del sangue in città, la Procura antimafia non cela timori: “Quello di ieri sera è un segnale allarmante” ha detto il procuratore aggiunto Ignazio De Francisci.

Dopo aver scontato dieci anni per associazione mafiosa, Pippo Calascibetta, dal 2007 era tornato in libertà, in un regime di sorveglianza speciale. Pluripregiudicato, ma anche più volte scagionato, era finito nel processo per la strage di via D’Amelio, ma venne assolto.

Cosa c’è dietro questo omicidio? Agli inquirenti, il difficile compito di interpretarlo: regolamento di conti o l’inizio di una guerra di mafia?

Noemi La Barbera

 

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