Erika De Nardo e Omar Favaro 10 anni dopo la strage di Novi Ligure

NOVI LIGURE, 6 OTTOBRE – È entrata in carcere che era una bambina, tra 2 mesi sarà libera definitivamente e uscirà donna. Una donna di 27 anni. Stiamo parlando di Erika De Nardo, meglio conosciuta come Erika di Erika e Omar o di Novi Ligure.

Già, Novi Ligure: un giorno come tanti, quel mercoledì 21 febbraio 2001 in una villetta a due piani di Novi, Susi Cassini, 42 anni, e il figlio undicenne Gianluca vengono uccisi con 97 coltellate. La figlia della donna, Erika appunto, 17 anni, racconta ai carabinieri di un paio di rapinatori albanesi. Ma dopo i primi accertamenti emerge la verità: è stata lei, insieme al fidanzato, Omar, stessa età. I due finiscono in carcere. Il 14 dicembre il Tribunale per i minorenni di Torino condanna con rito abbreviato Erika a 16 anni e Omar a 14.

La sentenza viene confermata dalla Corte d’appello e in Cassazione. Sono passati più di dieci anni da allora, anni che hanno cambiato profondamente la giovane donna: nel 2009 si è laureata col massimo dei voti in lettere e filosofia, ha vissuto amori con uomini conosciuti in carcere, ma soprattutto pensa spesso alla sua famiglia, a ciò che è successo, alla sua mamma. La sogna spesso e pensa che le stia vicina, la abbraccia, le dice di stare tranquilla perché lei le vuole bene. Gli incubi quando arrivano durano settimane: si sveglia in piena notte, urla. Inoltre ha ammesso, in una sua lettera ad un’amica: «Mia madre mi manca da morire, vorrei tanto fosse qui con me» E, quando viene a sapere di una persona a lei cara che ha rischiato di morire, si sfoga così: «Io sono spaventata. Ho perso mia mamma e mio fratello, ancora non riesco ad accettare che non ci siano più. E non voglio perdere anche lui».

Una donna cresciuta, matura cosciente di se e dei suoi sbagli, che ha capito che lo stupido tunnel della cocaina l’ha portata ad uccidere non solo la sua famiglia, ma la sua vita stessa, trascorsa i carcere e a cercare di spazzare via i sensi di colpa. Quindi oggi per la libertà, quella vera e totale, dovrà aspettare ancora fino al 5 dicembre, ma già oggi la vita di Erika non è più ristretta nella cella di una prigione, dove è stata rinchiusa per questi anni.

È ospite, per scontare i pochi mesi di fine pena, di una comunità di accoglienza della Fondazione Exodus creata da don Mazzi. Scorre ormai all’insegna di una libertà che le dona serenità, se non addirittura euforia. Pulisce le stalle, dà da mangiare a galline e capre e ha scoperto una vera passione: quella per i cavalli, con i quali fa lunghe passeggiate nelle campagne e nei boschi.

Ad incoraggiarla e starle vicino, anche in questo nuovo contesto è di nuovo il padre, il padre “superstite” che non l’ha mai abbandonata, che puntualmente andava a visitarla tutte le settimane, che festeggiava con lei i compleanni nell’orario delle visite, come d’altronde la nonne materna, che in ogni caso non ha mai smesso di volerle bene.

Oggi è proprio il suo papà, riservato come sempre, a consigliarle di prolungare il suo periodo in comunità, per tornare gradualmente a una vita normale, soprattutto in maniera serena, come giusto, per le ragazze della sua età, nonostante i suoi trascorsi possano suscitare polemiche, alzare un polverone, insomma siano opinabili e dividano, come hanno già diviso e continueranno a dividere l’opinione comune.

Alessandra Scarciglia

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *