I disagi del censimento nelle maggiori città italiane

CATANZARO, 10 OTTOBRE – Se online la compilazione del questionario per il censimento si è rivelata ardua, presso gli uffici postali è stata una vera e propria odissea. Tra code ed attese, il problema maggiore è stato la difficoltà degli stessi uffici a collegarsi con la rete ed il sito dell’Istat. Così a Roma, Bologna, Milano e Palermo in quasi tutti gli sportelli non è ancora possibile effettuare la consegna dei moduli per mancanza della connessione informatica.

In viale Trastevere, a Roma, la spiegazione è che c’è tempo fino a febbraio per consegnarlo (il questionario). Identica situazione anche in altri uffici postali della Capitale, dove i cittadini vengono invitati a presentarsi «in un altro momento» per l’impossibilità di realizzare la connessione. Ma la situazione si ripete a Bologna, in via Zanardi, dove il personale ha detto di non esser ancora pronto, come in diversi uffici postali a Napoli e Palermo.

A Milano l’Ufficio di via Cassiodoro espone un cartello per segnalare che oggi non si consegnano i modelli, in via Cilea l’impiegata prova senza risultati. In molti uffici postali segnalano problemi informatici. E qualcuno sceglie la strada della consegna nel centro di via Marsala, unico centro dove è possibile effettuare la consegna, contrariamente dalle disposizioni, dei modelli rigorosamente compilati a mano.

La situazione più difficile è però capitata a Bergamo, dove non solo il blocco della rete negli uffici di Poste italiane ha reso impossibile la consegna per gran parte della mattinata di oggi, ma l’Istat ha anche sbagliato l’indirizzo per la consegna dei questionari. Nei documenti inviati ai cittadini è infatti indicata la sede comunale di via Matteotti 3 a Bergamo, l’edificio conosciuto come Palazzo Uffici. Invece i questionari vanno portati all’Ufficio comunale di censimento o nei centri comunali di raccolta, dove ci sono anche incaricati per l’assistenza. Tanto che oggi il Comune di Bergamo ha dovuto diffondere un comunicato ad hoc per risolvere il «mero errore materiale dell’Istat».

Caterina Gatti

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