Dalla UE arriva il divieto al brevetto di farmaci se c’è la distruzione di embrioni umani

LUSSEMBURGO,  19 Ottobre – Non potranno circolare in Europa i farmaci ricavati da cellule staminali con procedimenti che comportano la distruzione degli embrioni umani. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Europea con una sentenza che si pone, dunque, tra etica e diritto.

Il caso. Nel 1997, il ricercatore tedesco Oliver Brustle ha brevettato un trattamento basato sull’utilizzo di cellule staminali embrionali umane che combatte il morbo di Parkinson, ma la sua registrazione venne annullata dall’ufficio brevetti tedesco su domanda presentata da Greenpeace. Dopo il procedimento d’appello,  nel 2009 la Corte di Cassazione federale ha adito la Corte di Lussemburgo per una interpretazione della nozione di “embrione umano” di cui la direttiva europea sulla brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche  vieta la possibilità di sfruttare commercialmente le procedure ed i medicinali ricavati distruggendo embrioni umani.

La pronuncia della Corte interviene sui temi della brevettabilità e dell’esclusione dell’utilizzazione di embrioni umani a fini industriali o commerciali. I giudici di Lussemburgo hanno chiarito che la nozione di embrione umano deve includere qualsiasi ovulo fecondato e anche ovuli non fecondati in cui sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana, poiché “sin dalla fase della sua fecondazione qualsiasi ovulo umano deve essere considerato come un embrione umano, dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano”.

Si tratta di una sentenza destinata certamente a far discutere, provocando la reazione soprattutto del mondo scientifico.

Tiziano Giuseppe Raucci

 

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