Sigarette radioattive: i produttori sapevano tutto dagli anni ’50

ROMA, 31 Ottobre – Che le sigarette facessero male si sapeva da un pezzo. Ma mai nessuno avrebbe pensato che fossero addirittura radioattive! Si, avete capito bene, stiamo parlando proprio di sigarette radioattive!

Circa 50 sostanze che vengono aspirate quotidianamente attraverso le sigarette sono radioattive, ma a creare sconcerto è la volontà delle aziende che hanno preferito tacere e non rivelare questa problematica. La denuncia arriva dai ricercatori dell’Università di Los Angeles su Nicotine and Tobacco Research. “Fin dagli anni ’50 l’industria del tabacco aveva raccolto e segregato nei suoi archivi le prove di ciò che la presenza di questa sostanza significasse per la salute. Era giunta a quantificare il rischio a lungo termine: ogni 1.000 fumatori abituali sono almeno 120 i morti in più ogni anno per tumore del polmone che si possono attribuire direttamente all’emissione radioattiva. Ma solo nel 1998 è risultato chiaro che le informazioni fornite dall’industria del tabacco sono state per decenni fuorvianti e incomplete e solo le nostre successive verifiche hanno confermato la dimensione del rischio”, queste le parole di Hrayr Karagueuzian, uno dei responsabili di questo studio.

L’elemento incriminato e altamente dannoso sarebbe il Polonio 210 che è presente sulle foglie del tabacco. Marie Curie e suo marito Pierre Curie, ne descrissero le caratteristiche. “Studiando medicina si impara che le particelle alfa hanno una bassa capacità di penetrazione nei tessuti e raggio di azione corto, cioè i loro effetti si esauriscono a brevissima distanza dal punto in cui si depositano. Tali caratteristiche rendono queste particelle adatte per alcuni tipi di radioterapia locale, ma è tutt’altro che tranquillizzante immaginare un parallelo tra questa applicazione terapeutica e il loro arrivo, se veicolate dal fumo di sigaretta, sul tessuto polmonare sano.  Oltretutto, la loro emissione si attenua piuttosto lentamente: ci vogliono circa quattro mesi perché l’attività si dimezzi, un tempo considerato breve dai fisici che ragionano in termini di anni e a volta di secoli o millenni, ma decisamente lungo in un’ottica medica”, ha commentato a riguardo Alessandro Oliva, specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Ospedale Mauriziano di Torino.

Una tecnica di trattamento del tabacco, risalente al 1980, sarebbe in grado di rimuovere il polonio, e quindi fare in modo di rendere le sigarette innocue, per quanto riguarda l’emissione radioattiva. Tale tecnica non è mai stata comunque applicata poiché  il processo modificherebbe a livello chimico la nicotina. questo andrebbe ad incidere a livello cerebrale e il momento di gratificazione che il fumatore riceve non l’accendere una sigaretta non ci sarebbe più. Tutto questo avrebbe portato ad una carenza della dipendenza e quindi ad un crollo delle vendite per le grandi industrie.

Sabrina Spagnoli

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