Il Ministro Brambilla e Striscia la notizia insieme per la chiusura di Green Hill

MONTICHIARI, 1 Novembre – Sembra ormai avere le ore contate Green Hill, famoso allevamento italiano della provincia di Brescia, noto per l’allevamento di cani di razza beagle destinati alla vivisezione.

Da tempo, numerose associazioni animaliste portano avanti la loro lotta per la chiusura definitiva dell’allevamento, ormai diventato una vera e propria fabbrica di morte dove la maggior parte delle aziende farmaceutiche si “riforniscono” per protrarre i propri esperimenti. Non solo grazie alle iniziative degli animalisti, ma ultimamente grazie anche ad Edoardo Stoppa di Striscia la Notizia e al ministro Brambilla, l’Italia intera è venuta a conoscenza di questo luogo.

Recentemente la Brambilla ha inoltrato un esposto alla procura della Repubblica di Brescia,  al Comando Nazionale dei carabinieri Tutela della salute e al nucleo dei Nas di Brescia per avviare un intervento in modo da potersi accertare di eventuali violazioni all’interno dello stabile della normativa statale e regionale, riguardo la tutela e il benessere degli animali d’affezione. Ciò per far si che si possano adottare provvedimenti, incluso il sequestro degli animali detenuti all’interno della struttura.

Solamente lo scorso 14 ottobre, giornata in cui gli animalisti si sono arrampicati sul tetto di Green Hill, resistendo per 24 ore, è arrivata la denuncia del numero di cani detenuti all’interno; 2500 i cani adulti, assieme a diverse cucciolate. “Le condizioni, a dir poco insalubri, in cui vivono in chiaro sovraffollamento i Beagle di Green Hill  costituiscono circostanza che, al di là della sua intrinseca gravità, produce un gravissimo pregiudizio all’immagine del nostro Paese”, ha commentato in questo modo il ministro Brambilla.

“In attesa del termine dell’iter parlamentare della legge comunitaria, che potrà quindi obbligare la chiusura della Green Hill, vietandone l’attività sul suolo nazionale, e impedirà la nascita di realtà analoghe, il ministro del Turismo intende farsi interprete ancora una volta delle istanze di quella maggioranza degli italiani che ama gli animali e vuole vederli rispettati. E in particolare del sentimento delle migliaia di cittadini che, da tempo, auspicano un intervento delle istituzioni sul caso Green Hill, una «fabbrica di morte» che «non può trovare spazio in un grande paese civile quale è l’Italia”, spiega una nota proveniente dal ministero.

Possiamo solo sperare che si giunga il prima possibile ad una soluzione, in cui esseri viventi, non siano costretti a nascere per finire poi su un tavolo da macello, trattati come oggetti.

Sabrina Spagnoli

 

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