Cagliari-Napoli: Top Aronica, flop Inler e Cavani. Le pagelle

NAPOLI, 24 OTTOBRE – Le pagelle dello spettacolare pareggio al Sant’Elia tra Cagliari e Napoli. Top Agazzi, Nainggolan e Aronica, flop Cavani, Lavezzi e Inler

CAGLIARI

AGAZZI: 6.5 Bravissimo su Santana e Maggio, avrà acceso qualche lumino dopo il clamoroso palo di Santana. Garantisce affidabilità e sicurezza ad una difesa organizzata benissimo.

PISANO: 6 Partita diligente sulla fascia dove il Cagliari decide di non sfondare. Esce nel finale dopo uno schiaffone involontario del suo portiere. PERICO: sv

CANINI: 6 Solito match di concentrazione e diligenza difensiva. Attento e preciso nelle chiusure, calma Ariaudo dopo un inizio impaurito. ASTORI: sv

ARIAUDO: 5.5 Entra teso come una corda di violino: è spaventato e insicuro, regalando angoli e rimesse al Napoli. Esce dal tunnel e si riprende alla distanza.

AGOSTINI: 6 La sua fascia è quella dove nascono tutti i pericoli, in un senso o nell’altro. Lui si adatta: spinge e appoggia la manovra offensiva, soffre nel rientrare. Nel complesso, una prestazione sufficiente per un giocatore sempre, ed ingiustamente, sottovalutato.

BIONDINI: 6 Uno del calciatori più rognosi di tutta la Serie A. E’ ovunque, contrasta chiunque e ha il moto perpetuo. I piedi non sono da finisseur, e le sue giocate col pallone ne risentono.

CONTI: 6 In una delle partite in cui si esalta, stavolta gioca a nascondersi. Gioca più in copertura che come regista e blocca diversi contropiedi partenopei.

NAINGGOLAN: 6.5 Si parla di Milan: hanno ragione. Centrocampista a tutto tondo: corre, recupera palloni, li smista bene, salta gli avversari in serpentina e ha anche un gran tiro. La traversa che coglie a De Sanctis battuto grida ancora vendetta

COSSU: 6 Solita croce e delizia: gioca palloni alla grande dall’alto di una classe superiore, folleggia tra le linee e non dà punti di riferimento. Poi, gli vengono i cinque minuti ed è un bambinetto che non fa altro che cadere, simulare e protestare. Testa e piedi non vanno d’accordo.

NENE’: 6 Pericoloso anziché no, ma impreciso. Si fa ipnotizzare da De Sanctis dopo pochi secondi, cicca un buon cross di Agostini. Almeno si muove e prova a farsi vedere in area napoletana.

THIAGO RIBEIRO: 5 Dopo il buon inizio, ora arriva la difficoltà della conferma per il giovane brasiliano. Aronica è un brutto cliente e lui, oltre a non pungere, si trova in difficoltà quando va in pressing. Può, sa e deve fare di meglio. IBARBO: sv

FICCADENTI: 6.5 Merita parecchi applausi l’ex mister del Cesena: arrivare in una piazza calda come quella sarda, perdipiù in corsa e dopo un allenatore in grado di fare benissimo (Donadoni, ndr), e riuscire a fare bene seguendo la linea della continuità denota un realismo da grande uomo-panchina. Il Cagliari è ordinato, e in questo campionato che va a rilento, non usurpa per nulla l’ottimo terzo posto.

NAPOLI

DE SANCITS: 6.5 Il mezzo voto è per l’uscita su Nenè, decisiva per bloccare un’azione destinata al gol. Per il resto, poco altro: i due legni del Cagliari erano palloni sovrannaturali, anche troppo.

CAMPAGNARO: 5.5 E’ dal suo lato che nascono le azioni del Cagliari: Cossu attacca spesso dalla sua parte e lui soffre la vivacità del cagliaritano. Si riprende alla distanza, ma è uno dei più stanchi della squadra.

FERNANDEZ: 6 Voto di incoraggiamento per l’argentino, che iniziava la prova per la sostituzione di Capitan Cannavaro all’Alianz Arena. Impaurito all’inizio, più tranquillo col passare dei minuti: è uno stangone da sgrezzare, ma le doti ci sono. Merita fiducia

ARONICA: 7 Partita encomiabile del centrale palermitano, che conferma il suo ottimo momento: è il più lucido dei tre difensori, sa contrastare, recuperare il pallone e gestirne il primo rilancio. Avesse qualche anno in meno, sarebbe un vero e proprio fenomeno difensivo.

ZUNIGA: 6 Il colombiano conferma il buon momento di forma: non è devastante come in altre occasioni, ma percorre la fascia con la solita proprietà tecnica. Nel finale si ricicla da trequartista, ruolo che da sempre gli è indigesto.

INLER: 5.5 Ancora al di sotto dei suoi standard. Entra e va solo di sciabola, facendo mancare al Napoli, e per l’ennesima volta, le verticalizzazioni che gli si chiedono.

GARGANO 6 Solita partita di corsa e generosità. La coppia con Dzemaili funziona abbastanza, fino  quando non cede ad un problema muscolare.

DZEMAILI: 6 I movimenti sono quelli giusti: è pronto a sacrificarsi in copertura quanto a dettare il passaggio nella manovra offensiva. Non sfrutta però un buon contropiede: il suo tiro è troppo debole e Agazzi para.

DOSSENA: 6 In ripresa rispetto al fantasma di inizio stagione: più utile avanti che dietro, sfiora il gol dopo pochi secondi. Cala alla distanza, ma il suo, in prospettiva, è un recupero importante.

SANTANA: 6.5 Il più dinamico del trio d’attacco, almeno nel primo tempo. Un tiro pericoloso, un palo che ancora trema (quello è più un gol mangiato però) e un’occasione di testa colorano la sua prima frazione. La scarsa condizione gli preclude di continuare l’opera nella ripresa.

MAGGIO: 6,5 Si dimostra una volta di più il più in forma dei suoi. Corre come un matto e quasi piega le mani ad Agazzi con un forte diagonale. Era legittimo riposasse, ma era ed è di gran lunga il più in palla della squadra. Giusto tenere fuori lui e non Cavani e Lavezzi?

HAMSIK: 5.5 Mazzarri voleva il replay di Cesena, lasciandolo a riposo all’inizio per poi spaccare il match col fulmine elettrico della sua classe. Il Marek di oggi, però, non è quello di inizio campionato, e il suo ingresso si rivela infruttuoso.

LAVEZZI: 5 Fu il meno peggio col Parma. Coi rossoblu regredisce ancora, regalando una prestazione sottotono e nervosissima, che gli frutta un cartellino giallo. Esce, giustamente.

CAVANI: 5 Irriconoscibile. Dov’è il bomber implacabile che al primo pallone buono spaccava le partite. Meritorio come al solito nel sacrificio difensivo, ma Mazzarri, per riprendere a volare, ha bisogno dei suoi gol.

MAZZARRI: 6 Può farci poco: la squadra è stanca e risente di una rosa forse non qualitativamente adeguata ad un doppio impegno di vertice. Il turn-over è una scelta obbligata, ma forse Maggio poteva dare qualcosa in più rispetto a questo Cavani.

Alfonso Fasano

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